Ti porto dietro le quinte di un trattamento viso

Il mio consiglio da estetista

Fallo quando senti che la tua pelle ha perso tono, luce o vitalità.
Non solo per “pulirla”, ma per ridarle energia e respiro.
Ogni trattamento diventa un piccolo rituale di rinascita, dentro e fuori.

TRATTAMENTO ULTRA GLOW

C’è un momento, nel silenzio del centro estetico, in cui la pelle “respira”. È quando inizia il Peeling Sublime Comfort Zone — un trattamento che va oltre l’esfoliazione: è una rinascita.

Ogni volta che lo preparo, penso a quanto la pelle parli di noi: stress, stanchezza, abitudini, tempo. Il Peeling Sublime è come un “reset gentile”: leviga, rinnova e illumina, ma lo fa con rispetto, senza aggredire.
Dietro questo gesto apparentemente semplice, c’è una sinergia precisa di acidi naturali e texture setose, studiate per liberare la pelle dalle cellule morte e far emergere quella nuova, fresca e vitale.

Durante l’applicazione, la pelle si risveglia. Io osservo, sento la sua reazione, doso ogni movimento, perché ogni viso è diverso. È un momento di connessione profonda: tra mani, pelle e consapevolezza.
In pochi minuti, la pelle cambia. Diventa più liscia, più luminosa, più viva — come se respirasse per la prima volta dopo giorni di pioggia.

Il Peeling Sublime Comfort Zone non è solo un trattamento estetico:
è un gesto di rigenerazione per chi vuole ritrovare luce, uniformità e morbidezza.
Perfetto per chi ha la pelle spenta, disomogenea o segnata, ma anche per chi desidera semplicemente ritrovare freschezza e comfort.
È indicato in ogni stagione (con i protocolli giusti), e si adatta a quasi tutti i tipi di pelle grazie alle sue formulazioni delicate ma efficaci.

Il bello? Il risultato si vede subito: il viso è più radioso, levigato, disteso. Ma la vera differenza si sente nei giorni successivi — quando la pelle continua a rinnovarsi e a risplendere naturalmente.

 

“Ispirato alla filosofia di Comfort Zone, questo trattamento riflette l’idea di una bellezza consapevole e naturale.”

Ultra Glow – come si vive davvero in cabina

La cliente è sul lettino.
Prima cosa: respiro, e osservo la pelle sotto la luce della lampada.
Vedo che è sensibile, con grana fine, qualche punto nero piccolo sul naso, e un’area cicatriziale che devo proteggere.
Mi segno mentalmente le zone da evitare con il peeling.“Ok, devo dare luce, ma senza stressarla. Il risultato dev’essere una pelle calma, pulita, viva.”


Detersione Metto una noce di detergente tra le mani, lo scaldo.
Lo porto sul viso con tocchi lenti, ma controllati.
Le dita sentono la pelle sottile, un po’ disidratata.
Massaggio bene intorno al naso — lì c’è la zona dei micro-comedoni.
Penso:“Qui userò un pennello più leggero per il peel, non devo irritare.”Rimuovo con panni tiepidi, tamponando, mai strofinando.


Preparazione della pelle Applico la lozione pre-peel con cotone.
La cliente apre gli occhi un secondo: le dico che può sentire un po’ di fresco.
Controllo le guance: nessun arrossamento, bene.“Posso procedere tranquilla, la pelle regge.”


Peeling Verso la giusta quantità nella ciotola, prendo il pennello.
Mi concentro:“Zone laterali più resistenti, mento e fronte ok; la cicatrice la salto.”
Applico con gesti precisi, simmetrici.
Guardo il timer. Tre minuti.
La pelle reagisce bene, solo un leggero rossore fisiologico.
La cliente mi dice che sente pizzicare leggermente: rispondo che è normale e che sto controllando.Dopo quattro minuti, neutralizzo con cotone umido.“Meglio un minuto in meno che un minuto in più, la sicurezza prima di tutto.”


Maschera Scelgo una maschera cremosa e lenitiva — ho bisogno di riequilibrare.
La stendo con il pennello, generosamente, evitando la zona della cicatrice.
Mentre posa, lavoro su collo e spalle: pressioni, sfioramenti, drenaggio.
La cliente chiude gli occhi, il respiro rallenta.
Io controllo di tanto in tanto: la pelle si sta distendendo, nessun calore eccessivo.
Dopo 12 minuti, rimuovo con panni tiepidi.“Ottimo: niente rossore, luminosità già visibile. La pelle ha risposto bene.”


Siero Prelevo qualche goccia, lo scaldo tra le mani.
Lo tampono sul viso, poi lo lavoro con manovre di assorbimento.“Qui devo fare attenzione a non creare attrito. Voglio far penetrare gli attivi, non stimolare troppo.”La pelle diventa più liscia sotto le dita, come se “tirasse su” il prodotto.


Crema finale Prendo la mia crema conclusiva, la porto sul viso con manovre liftanti dal basso verso l’alto.
Insisto ai lati del mento, zona rilassata, poi verso gli zigomi.
Sulla cicatrice, solo tocchi leggeri per elasticizzare il tessuto.“Devo lasciare la pelle lucida ma non unta, compatta ma non tesa.”Controllo il risultato alla luce neutra:
pelle uniforme, leggermente rosata, idratata.
La cliente apre gli occhi, si guarda allo specchio e sorride.“Sento la pelle leggera, sembra più liscia.”
Perfetto. È il segno che ho centrato il trattamento.


Conclusione Pulisco gli strumenti, annoto il tempo di posa effettivo, le reazioni e il feedback.“La prossima volta posso spingere leggermente di più sul peeling, la tolleranza è buona.”Consegnando lo specchio, penso:“È questo il momento in cui il lavoro vale. Non è solo la pelle che cambia, è la fiducia che cresce.”



La cabina è silenziosa.
Sento solo il rumore dell’acqua nel lavandino e il mio respiro un po’ corto.
Ho dato tutto: attenzione, tatto, calma, controllo.
Le mie mani hanno lavorato come strumenti, ma anche come antenne — e adesso sento il vuoto che resta quando smetti di trasmettere energia.

Non posso dirlo a nessuno, non ora.
Davanti alla cliente ero presente, calma, rassicurante.
Adesso però… mi sento svuotata.

Mi dico:

“Hai fatto bene. Hai tenuto il ritmo, hai ascoltato la pelle, hai rispettato i limiti.
Non serviva parlare: bastavano le mani.”

Mi passo una mano sulla nuca, allento la tensione nelle spalle.
Penso che questo lavoro è bellissimo, ma a volte chiede più di quanto si vede.
Ogni gesto è energia che parte da me, e non sempre torna indietro.

Mi guardo allo specchio, mi sorrido appena.

“Domani sarò pronta di nuovo. Ma adesso devo concedermi un momento di silenzio.
Non sono stanca del lavoro, sono stanca perché ci ho messo il cuore.”

Chiudo la luce della cabina e respiro piano.
Quel piccolo “glow” che ho regalato oggi… forse domani tornerà anche sulla mia pelle.

benesserenutribella.it

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